.
Annunci online

OcchiLadri
25 novembre 2014
a te.
A mia figlia,
che ancora al mondo non c'è e chissà mai se arriverà.

Che la tua bocca sorrida sempre e sia in grado solo di pronunciare parole dolci, parole di gioia.
Che tu possa essere sempre sorpresa quando il vento ti scompiglia i capelli o ti stropiccia le guance, che tu possa tirare fuori la lingua ed assaggiare la pioggia fresca dell'estate o sentire sempre braccia calde attorno a te nei giorni freddi dell'inverno, ovunque tu lo trascorra.
Che i tuoi piedini dapprima piccoli e poi di donna ballino sempre anche se non prenderai mai lezioni di danza, che percorrano molte strade apprezzando anche quelle più ripide e tortuose, consapevoli che arriverà poi la discesa in finine la pianura del ristoro.
Che il tuo cuore sia sempre colmo di gioia ma mai disarmato dinanzi alle insidie del mondo, che sia pieno di amore da donare anche quando non esplicitamente richiesto, che il tuo cuore sia pieno di carità e bontà, che sia puro ma al tempo stesso attento a non svendersi mai.
Che il tuo sia un cuore guerriero, un cuore pronto a rispondere alle sfide del mondo, alle sfide degli uomini e della società sempre più selvaggia a cui ti donerò, mio malgrado.
Che tu abbia astuzia e furbizia ma mai malizia o malvagità, che tu possa essere un filo d'erba sottile e chiaro in grado di rispondere agli schiafi del mondo senza mai spezzarti, ma anzi rispondendo a questi con sempre maggiore tenacia e forza d'animo.
Che tu possa essere costante nello studio, nel lavoro e nell'amore, che tu possa essere saggia e consapevole di te stessa e del tuo corpo che immagino minuto ed armonioso come un valzer ballato in punta di piedi.
Che gli specchi non ti siano nemici ma amici, confidenti di segreti ma mai di bugie, riflessi sinceri del tuo viso e dei tuoi occhi di stella.
A te mio piccolo filo sottile che nuoti nell'universo, a te mia stella lontana ma luminosa, io dono i miei sforzi e sacrifici perchè ti siano degni quando verrò a chiamarti con sussurri gentili.
A te mio piccolo semino che voli fra le nuvole più alte e bianche, a te che sei un sogno, una fantasia, avvolto nella bambagia, io dono la mia speranza di un mondo migliore.
E se invece di essere una bambina tu dovessi essere un bambino, il mio desiderio, il mio amore ed il mio augurio rimangono invariati. Non ci sarebbe minore tenerezza ma semmai la speranza che i tuoi occhi possano un giorno posarsi su una donna così, che i tuoi occhi possano incrociare quelli di una donna che saprà sinceramente amarti come io che pur ancora non ti conosco ti amo già con la lucida follia di chi sogna ad occhi aperti.

Ai figli che un giorno, spero, avrò.
Che la vita gli sia serena e facile, che il mondo li tenga al caldo come io venni tenuta al caldo nel ventre di mia madre, che i loro occhi possano essere sempre lieti, il loro animo leggero e le loro speranze sempre vive. Che le loro parole possano sempre essere di gioia e di conforto e mai di offesa o di dolore. Che imparino dagli errori e che questi siano anche abbondanti perchè la vita è palestra, non pigro esercizio di stile.
Che guardino sempre oltre la siepe e che imparino a contemplare l'infinito senso della vita.

A tutti i bambini del futuro, non solo miei, che la vita vi sia sempre lieta e che accanto alla vostra mano ci sia quella di qualcuno disposto ad amarvi incondizionatamente.



permalink | inviato da OcchiLadri il 25/11/2014 alle 14:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
25 ottobre 2014
il sapore dolce dell'amore


Finalmente ci siamo,
si parte, si ricomincia.
Ennesima valigia, bella piena questa volta.
E in mente ci sono solo ricordi, di un'estate sul filo del rasoio. Un'estate bollente, fatta di sguardi e di sole, di sabbia e silenzi.
Di attese interminabili, oscillando come pendoli, a volte dolorose.


Finalmente ci siamo.
Ma in loop nella mia testa ci sono le tue mani e i tuoi occhi, le tue labbra che mi sussurrano l'amore, i tuoi baci.
In testa ho il film di questa estate, dal mio sorriso all'ultimo bacio di ieri sera, caldo come la lava bollente. In testa ho solo te ed il sapore dolce dell'amore,
che ti riempie di panna la bocca,
il cuore, le mani e la pancia.



permalink | inviato da OcchiLadri il 25/10/2014 alle 14:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
29 settembre 2014
Esplosioni
Quell'attimo in cui ti rendi conto che ti sta arrivando addosso qualcosa di grosso, di forte.
Puoi anche girarti dall'altra parte, ignorare la cosa, ma in cuor tuo lo sai.

La percezione che da quell'attimo qualcosa cambierà.

Senti l'elettricità nell'aria, come quando sta per scoppiare un temporale, senti la pelle solleticare e gli occhi come magneti.
Senti che l'aria cambia, che quel sorriso non è casuale, che è per te.

Senti che lo spazio si accorcia, che tutto quello che fai o che dici ruota intorno a quell'attimo in cui tutto è esploso e a quelli successivi in cui tutto ti ha travolto, come una valanga inaspettata.


E la cosa bella sai qual è? Che da lì non ti sposti, ti fai prendere in pieno e ti ritrovi a sorridere e ad aspettare l'ennesimo attimo in cui tutto riesploderà, in un suo sguardo o un suo bacio.





permalink | inviato da OcchiLadri il 29/9/2014 alle 15:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
7 agosto 2014
lo smarrimento dei calzini
Dove finisce tutto l'amore che ho, tutto l'amore che vorrei.
Dove finiscono i sogni che muoiono, quelli infranti e calpestati.

Forse fanno la fine dei calzini spaiati, sempre in cerca del compagno perduto, sempre in cerca della propria metà che poi, forse, preferisce starsene per i fatti suoi nell'orgia dei panni sporchi, indefiniti colorati e delicati, lana e seta.

Mi sento un calzino spaiato, mi sento un calzino confuso perchè pensavo di avere trovato il mio compagno, l'altra metà del piede, e invece no non era così, invece era illusione.
Una, due, tre, quattro volte e forse più io ed il mio misto cotone e lana ci imbattiamo in acrilici scadenti, ma di bell'aspetto, ci illudiamo e ci appallottoliamo per meglio entrare nel cassetto ma dopo un po' è afa, è asfissia, l'acrilico si rivela tale e scappa via, torna nel cesto delle orge indefinite, colorate e sbiadite, sintetiche di elastan. Ed io lì, immobile basita, a chiedermi perchè tanta pazienza, in fondo avevo caldo anche io.

Mi sento un calzino stordito, vedo l'altro piede nudo e provo disagio, scomodità.
Forse dovrei andarmene anche io nella cesta dell'inconsistente confusione oppure tornarmene nel cestello della lavatrice, aspettare lì, immobile, che magari fra un accappatoio ed una camicia di cotone lui compare, l'altro calzino, e mi fa cucù.

Oppure, forse dovrei starmene nel cassetto, appallottolato su me stesso, che da solo non mi faccio nè troppo caldo nè troppo freddo, in attesa dell'altro calzino, che magari nel frattempo s'è fatto il giro del mondo, ha visto l'Alaska ed il Nicaragua ed io qui, sotto l'Etna in mezzo al mare a sudare, a fantasticare di calzini sbiaditi e solitari.

Chissà se avremo lo stesso colore, poi, dopo tanto tempo separati, immersi fra bianchi, rossi e delicati; chissà se l'altro piede lo accetterà il calzino non pervenuto.
E chissà se l'altro calzino si sente smarrito, come me, o si sente libero e fortunato, figlio della terra e delle stelle, del sapone di marsiglia e del perborato di sodio.

Chissà chi è veramente perso dei due, chissà poi se non sono nata monocalzina, destinata ad appallottolarmi su me stessa, nel cassetto dei sogni infiniti, quelli smarriti, delusi e sbiaditi.

E intanto i miei piedi si parlano, confusi, e si raccontano storie di strade nuove, tutte da percorrere, di salite ripide da affrontare in solitudine, con dignitoso orgoglio, mostrando sempre il sorriso migliore, che non scoraggia mai nessuno, neppure il riflesso allo specchio.
Piedi che ogni tanto confabulano contro di me e che sussurrano soluzioni al vernel e coccolino per il mio cuore, che ormai s'è infeltrito, stropicciato e forse un po' strappato.
Solo che purtroppo non esiste il programma cuore nella lavatrice del mondo, esiste al massimo in seta e delicati e in quella sezione lì non c'è posto per lui, che si sente un po' un calzino sperduto e appallottolato su se stesso, confuso e silenzioso.


Chissà.



permalink | inviato da OcchiLadri il 7/8/2014 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
12 luglio 2014
mal di testa
Non pensavo mi avrebbe fatto così male.
Non pensavo che vedere le lacrime di un padre che sta per accompagnare sua figlia all'altare mi avrebbe punto così nel profondo.

Fra i tanti modi che avevi per ferirmi hai scelto il migliore, strapparmi un sogno dopo avermi dato l'illusione che fosse vero.

Quella sposa sarei potuta essere io.







permalink | inviato da OcchiLadri il 12/7/2014 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
9 luglio 2014
Ricomincio da uno.
E alla fine arriva, puntuale e cortese, la fine delle cose.
La fine di un vestito, ad esempio, che fedelmente ti ha accompagnato durante cene ed occasioni ma che ormai proprio non ti entra più.
La fine di una sedia, lisa e consunta, ormai da ritapezzare.
La fine di un vassoio di pasticcini....che bella fine però! Tutti nella panza a far da guastafeste in spiaggia.
Talvolta arriva anche la fine di un amore e in quel caso non ci sono parole, nè lacrime nè niente. Solo consapevolezza e rassegnazione.

Ricomincio da uno, tanto ci sono abituata.




permalink | inviato da OcchiLadri il 9/7/2014 alle 9:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
14 dicembre 2013
punti
Il vero proplema è che ho dimenticato di parlare con me stessa, di ascoltarmi, di dare retta ai campanelli d'allarme.

Il vero problema è che ho fatto finta di non vedere, sentire o parlare. Ho escluso ogni possibilità di errore, ogni eventuale possibilità di fallire.

Mi sono illusa di essere perfetta in una vita perfetta circondata da persone perfette.

Mi sono illusa di poter gestire tutto, di poter aspettare, pazientare, sopportare.

E ora mi sento come un uccello in gabbia, in una gabbia che ho costruita con le mie stesse mani.









permalink | inviato da OcchiLadri il 14/12/2013 alle 14:6 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
3 ottobre 2013
Acqua di lato, di sopra, di sotto. - siamo tutti immigrati -
http://www.youtube.com/watch?v=y_3b4NlZWlw

Jamal se ne stava lì, seduto in un angolo, fra mille braccia e mille piedi tutti ammassati, tutti scomposti.
Seduto senza quasi respirare, vinto dal mal di mare, dalla nausea della paura, dalla sete figlia di un sole cocente e di tre notti gelate.

Fermo immobile, ad occhi chiusi mentre le onde agitate prendevano a schiaffi lo scafo quasi fosse la sua faccia.
Piccole gocce salate gli cadevano sulla testa mentre i ricordi, uno ad uno, gli risuonavano nella mente. Voci, canzoni, immagini nitide marcate a fuoco nel cuore giovane di chi ha solo 17 anni e così tanti sogni nel cassetto da non sapere nemmeno qual è quello piu' grande, quello davvero preferito.

Diciassette anni e le spalle già grandi.
Spalle da adulto, da uomo. Spalle troppo larghe per essere quelle di un ragazzino.
Spalle segnate da invisibili cicatrici, frutto di anni ed anni di paure.

Spalle larghe ed occhi chiusi, testa alta e mani aggrappate per mantenere un equilibrio in quei pochi centimetri di speranza, di salto nel vuoto.

Il mare che si arrabbia, si ribella all'ennesimo viaggio della disperazione.
Il mare che si fa scuro, poi le botte, le urla di qualcuno che parla la sua lingua ma che improvvisamente parla di un piano diverso, parla di cose nuove e non concordate.
Ed è un attimo, c'è troppo buio, c'è troppa confusione.

Non si vede niente, non si sente piu' niente, ci sono troppe voci tutto intorno.
Poi d'improvviso riappare il viso del suo vicino di casa con quei suoi grandi occhi neri, quelle mani già nodose nonostante l'età acerba e la parlantina veloce.
E poi il cagnolino della signora che vendeva il pane, con quel suo muso bianco e una zampa in meno. E il signore delle cipolle, quello che si mette all'angolo tra la sua via e l'altra strada, quella dove c'è il macellaio.
Ed è un attimo, i ricordi si impastano col sale e la sabbia, tutto diventa ovattato, circondato da tante piccole bolle, poi un dolore al petto, il cervello che grida forte "Aria, dammi dell'aria, subito!" e le mani che annaspano.
Sua mamma. In quella confusione di corpi disperati rivede sua mamma, dai grandi occhi neri come il carbone e talmente tanto espressivi che si capiva benissimo quando stava ridendo, pur da dietro il velo blu che la nascondeva dagli occhi del mondo. Sua mamma che parlava con suo padre e suo nonno, con quel tono calmo e melodioso. Poi buio. Nessun rumore. Buio pesto.


Acqua di lato, di sopra, di sotto.


Mille braccia e mille piedi si muovono, follemente, in una corsa verso una riva sempre troppo lontana.
Colpi di remi, urla soffocate dal rumore delle onde e lacrime che si mescolano all'acqua del mare.

E' questione di pochi attimi. Tutto avviene così velocemente che nemmeno il battito di un cuore può sostenere il ritmo della tragedia che si consuma sotto gli occhi di quanti, loro malgrado, si trovano lì, inermi e impotenti.

"E' la legge del mare!" grida qualcuno "se un uomo cade in mare chi se ne fotte come c'è finito, lo si va ad aiutare e basta! Amuninni, fooorza!", e così qualcuno si tuffa, nuota come se al posto delle braccia avesse pinne alate e va a recuperare, al buio, le prime braccia che trova.
E così un altro e poi un altro ancora, mentre il silenzio della notte, ad uno ad uno, ingoia quei pochi ancora sopravvissuti. E poi il silenzio interrotto dai colpi di tosse di chi è sopravvissuto e ha bevuto l'acqua del mare.

Silenzio, un silenzio mostruoso.
Le mani bagnate, gli occhi gonfi.
Mani bagnate d'acqua che sembra sangue, perchè in quell'acqua ci sono appena morte persone.
"Su carusiddi,su picciriddi!" grida ancora qualcuno in lacrime.
Si leva un pianto, affannato, disperato. Il pianto di chi non ha potuto salvarli tutti
"Ero solo, capisce??!!Solo! Come faccio io che ho 50 anni a salvarli tutti?? Come?! Unn'è l'Europa ca n'addumanna soddi e appoi ni lassa suli, cu sti motti ca anu l'età re mo figghi?! Unni su tutti pari ca s'affannunu pè cosi babbi mentri ca' nuautri scavamu fosse ppè motti?! Unni è u restu du munnu, a genti civili, unni su tutti sti signuri ca parrunu a televisioni, unni ca semu suli comu tanti disgraziati?!"




Jamal non lo sa, ma è morto.
Lo scoprirà  quando, nel posto dove le anime si riuniscono e si riabbracciano, ritroverà suo fratello. Già morto anni prima a causa di un tumore.
Lo capirà rivedendolo e piangerà. Piangerà tanto, disperatamente.
Ma non tanto per aver perso l'opportunità di una vita diversa, la possibilità di andare a vivere a Parigi, di cui ha visto solo cartoline. Piangerà perchè non potrà inviarne una a sua madre che, ingara, intanto ha già perso un altro figlio e che probabilmente non lo saprà mai perchè, anche lei, fra un mese salirà su un altro barcone la cui sorte è solitamente questa.


Dov'è l'Europa, che ci domanda soldi e poi ci lascia soli con questi morti che hanno l'età dei miei figli?! Dove sono tutti quanti, che si affannano per le cose stupide mentre qui noi scaviamo fosse per i morti?!Dov'è il resto del mondo, la gente civile, dove sono questi signori che parlano alla televisione, dove sono....che non stiamo qui da soli come tanti disgraziati?!

16 settembre 2013
ciò che resta.
La musica sceglietela voi.
http://www.youtube.com/watch?v=8UVNT4wvIGY
http://www.youtube.com/watch?v=vZarE8_M3fc


Di noi restano solo coriandoli,
piccoli volantini di un'esistenza passata.
Frammenti di occhi, di sorrisi, di mani che si sfiorano.
Frammenti che mi hai conficcato nel cuore, frammenti con cui mi sono tagliata i polsi, i capelli, le dita e le mani senza fiatare.

Di noi sono rimasti coriandoli nella memoria,
cordiandoli di suono, di colori, di eventi.
Coriandoli sparsi, coriandoli disordinati, egocentrici, evanescenti.

Cordiandoli di un carnevale grottesco, durato quattro anni.
Un carnevale di Pierrot disperati, di Colombine suicide ed Arlecchini sadici.
Un carnevale disgraziato, un carnevale infame e lento come un carillon guastato.

Coriandoli guasti,
coriandoli di un mondo lontano, dimenticato, cancellato, strappato a morsi dalla carne.
Coriandoli di sorrisi felici, candidi e splendenti,
sorrisi armati delle migliori speranze, dei propositi più genuini.
Sorrisi delusi, ingannati, falliti.
Demoliti, uccisi.

Ciò che resta di me e di te sono solo coriandoli,
coriandoli che non voleranno mai dalle mani festose di un bambino ma che finiranno al macero, senza pietà, come senza pietà mi hai vista rotolare giù nell'abbisso del dolore e nulla hai fatto per porgermi una mano.



Succede così, per caso, che un giorno io mi decida di rinnovare la mia stanza e mi imbatta in quello che ero quasi dieci anni fa.
Succede così, per caso, che io mi ritrovi a distruggere una parte di quell'esistenza,
illudendomi che basti così poco per cancellare il dolore che ho provato.
Succede però, per caso, che si provi più dolore nel strappare l'immagine del proprio volto che non quella del viso altrui.
 diciannove anni. un fiore di pesco. quanta dolcezza.

non te la meritavi.non te la sei mai meritata.



Ci sono strappi che si ricuciono molto lentamente ed altri che non si ricuciranno mai.

Che faccia male anche a te, che ti punga nel punto più intimo e profondo.
Credimi,
sarà un decimo di quello che ho sofferto io.

Sopravviverai,
non volermene.









permalink | inviato da OcchiLadri il 16/9/2013 alle 17:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
7 settembre 2013
At last.

Lentamente avanzava, a piccoli passi, leggera come un fiore di cotone avvolta in quell'abito vaporoso.

Mille occhi attorno, tutti lucenti, brillanti come gemme.

Un-due, un-due. Un ritmo perfetto, cadenzato al millesimo di secondo come quello di un pendolo, con la differenza che il pendolo oscilla mentre lei no. Dritta e fiera avanzava a piccoli passi lungo un tappeto che è metafora di una strada appena imboccata.

Dritta e fiera, con a fianco l'unico primo e vero amore, l'unico vero uomo della sua vita: suo padre.

Avanzavano così, mentre il mondo si fermava un istante e lui, in smoking e dritto come un pinguino, confuso e stordito, come sotto l'effetto di una droga, premeva l'immaginario tasto “rec” del suo cervello, così da potere premere play a piacimento in un qualsiasi altro giorno della sua vita.

Un-due, un-due. “Siamo qui riuniti”, disse poi un uomo sui sessant'anni.

“Finalmente” pensò lui.

“At last” sussurrò lei.


http://www.youtube.com/watch?v=kKPYhEnJUkQ



permalink | inviato da OcchiLadri il 7/9/2013 alle 16:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Rubriche
Link
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 42126 volte

ambarabacciccicoccò



IL CANNOCCHIALE