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OcchiLadri
3 ottobre 2013
Acqua di lato, di sopra, di sotto. - siamo tutti immigrati -
http://www.youtube.com/watch?v=y_3b4NlZWlw

Jamal se ne stava lì, seduto in un angolo, fra mille braccia e mille piedi tutti ammassati, tutti scomposti.
Seduto senza quasi respirare, vinto dal mal di mare, dalla nausea della paura, dalla sete figlia di un sole cocente e di tre notti gelate.

Fermo immobile, ad occhi chiusi mentre le onde agitate prendevano a schiaffi lo scafo quasi fosse la sua faccia.
Piccole gocce salate gli cadevano sulla testa mentre i ricordi, uno ad uno, gli risuonavano nella mente. Voci, canzoni, immagini nitide marcate a fuoco nel cuore giovane di chi ha solo 17 anni e così tanti sogni nel cassetto da non sapere nemmeno qual è quello piu' grande, quello davvero preferito.

Diciassette anni e le spalle già grandi.
Spalle da adulto, da uomo. Spalle troppo larghe per essere quelle di un ragazzino.
Spalle segnate da invisibili cicatrici, frutto di anni ed anni di paure.

Spalle larghe ed occhi chiusi, testa alta e mani aggrappate per mantenere un equilibrio in quei pochi centimetri di speranza, di salto nel vuoto.

Il mare che si arrabbia, si ribella all'ennesimo viaggio della disperazione.
Il mare che si fa scuro, poi le botte, le urla di qualcuno che parla la sua lingua ma che improvvisamente parla di un piano diverso, parla di cose nuove e non concordate.
Ed è un attimo, c'è troppo buio, c'è troppa confusione.

Non si vede niente, non si sente piu' niente, ci sono troppe voci tutto intorno.
Poi d'improvviso riappare il viso del suo vicino di casa con quei suoi grandi occhi neri, quelle mani già nodose nonostante l'età acerba e la parlantina veloce.
E poi il cagnolino della signora che vendeva il pane, con quel suo muso bianco e una zampa in meno. E il signore delle cipolle, quello che si mette all'angolo tra la sua via e l'altra strada, quella dove c'è il macellaio.
Ed è un attimo, i ricordi si impastano col sale e la sabbia, tutto diventa ovattato, circondato da tante piccole bolle, poi un dolore al petto, il cervello che grida forte "Aria, dammi dell'aria, subito!" e le mani che annaspano.
Sua mamma. In quella confusione di corpi disperati rivede sua mamma, dai grandi occhi neri come il carbone e talmente tanto espressivi che si capiva benissimo quando stava ridendo, pur da dietro il velo blu che la nascondeva dagli occhi del mondo. Sua mamma che parlava con suo padre e suo nonno, con quel tono calmo e melodioso. Poi buio. Nessun rumore. Buio pesto.


Acqua di lato, di sopra, di sotto.


Mille braccia e mille piedi si muovono, follemente, in una corsa verso una riva sempre troppo lontana.
Colpi di remi, urla soffocate dal rumore delle onde e lacrime che si mescolano all'acqua del mare.

E' questione di pochi attimi. Tutto avviene così velocemente che nemmeno il battito di un cuore può sostenere il ritmo della tragedia che si consuma sotto gli occhi di quanti, loro malgrado, si trovano lì, inermi e impotenti.

"E' la legge del mare!" grida qualcuno "se un uomo cade in mare chi se ne fotte come c'è finito, lo si va ad aiutare e basta! Amuninni, fooorza!", e così qualcuno si tuffa, nuota come se al posto delle braccia avesse pinne alate e va a recuperare, al buio, le prime braccia che trova.
E così un altro e poi un altro ancora, mentre il silenzio della notte, ad uno ad uno, ingoia quei pochi ancora sopravvissuti. E poi il silenzio interrotto dai colpi di tosse di chi è sopravvissuto e ha bevuto l'acqua del mare.

Silenzio, un silenzio mostruoso.
Le mani bagnate, gli occhi gonfi.
Mani bagnate d'acqua che sembra sangue, perchè in quell'acqua ci sono appena morte persone.
"Su carusiddi,su picciriddi!" grida ancora qualcuno in lacrime.
Si leva un pianto, affannato, disperato. Il pianto di chi non ha potuto salvarli tutti
"Ero solo, capisce??!!Solo! Come faccio io che ho 50 anni a salvarli tutti?? Come?! Unn'è l'Europa ca n'addumanna soddi e appoi ni lassa suli, cu sti motti ca anu l'età re mo figghi?! Unni su tutti pari ca s'affannunu pè cosi babbi mentri ca' nuautri scavamu fosse ppè motti?! Unni è u restu du munnu, a genti civili, unni su tutti sti signuri ca parrunu a televisioni, unni ca semu suli comu tanti disgraziati?!"




Jamal non lo sa, ma è morto.
Lo scoprirà  quando, nel posto dove le anime si riuniscono e si riabbracciano, ritroverà suo fratello. Già morto anni prima a causa di un tumore.
Lo capirà rivedendolo e piangerà. Piangerà tanto, disperatamente.
Ma non tanto per aver perso l'opportunità di una vita diversa, la possibilità di andare a vivere a Parigi, di cui ha visto solo cartoline. Piangerà perchè non potrà inviarne una a sua madre che, ingara, intanto ha già perso un altro figlio e che probabilmente non lo saprà mai perchè, anche lei, fra un mese salirà su un altro barcone la cui sorte è solitamente questa.


Dov'è l'Europa, che ci domanda soldi e poi ci lascia soli con questi morti che hanno l'età dei miei figli?! Dove sono tutti quanti, che si affannano per le cose stupide mentre qui noi scaviamo fosse per i morti?!Dov'è il resto del mondo, la gente civile, dove sono questi signori che parlano alla televisione, dove sono....che non stiamo qui da soli come tanti disgraziati?!

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