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At last.

Lentamente avanzava, a piccoli passi, leggera come un fiore di cotone avvolta in quell'abito vaporoso.

Mille occhi attorno, tutti lucenti, brillanti come gemme.

Un-due, un-due. Un ritmo perfetto, cadenzato al millesimo di secondo come quello di un pendolo, con la differenza che il pendolo oscilla mentre lei no. Dritta e fiera avanzava a piccoli passi lungo un tappeto che è metafora di una strada appena imboccata.

Dritta e fiera, con a fianco l'unico primo e vero amore, l'unico vero uomo della sua vita: suo padre.

Avanzavano così, mentre il mondo si fermava un istante e lui, in smoking e dritto come un pinguino, confuso e stordito, come sotto l'effetto di una droga, premeva l'immaginario tasto “rec” del suo cervello, così da potere premere play a piacimento in un qualsiasi altro giorno della sua vita.

Un-due, un-due. “Siamo qui riuniti”, disse poi un uomo sui sessant'anni.

“Finalmente” pensò lui.

“At last” sussurrò lei.


http://www.youtube.com/watch?v=kKPYhEnJUkQ

Pubblicato il 7/9/2013 alle 16.4 nella rubrica diario.

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