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lo smarrimento dei calzini

Dove finisce tutto l'amore che ho, tutto l'amore che vorrei.
Dove finiscono i sogni che muoiono, quelli infranti e calpestati.

Forse fanno la fine dei calzini spaiati, sempre in cerca del compagno perduto, sempre in cerca della propria metà che poi, forse, preferisce starsene per i fatti suoi nell'orgia dei panni sporchi, indefiniti colorati e delicati, lana e seta.

Mi sento un calzino spaiato, mi sento un calzino confuso perchè pensavo di avere trovato il mio compagno, l'altra metà del piede, e invece no non era così, invece era illusione.
Una, due, tre, quattro volte e forse più io ed il mio misto cotone e lana ci imbattiamo in acrilici scadenti, ma di bell'aspetto, ci illudiamo e ci appallottoliamo per meglio entrare nel cassetto ma dopo un po' è afa, è asfissia, l'acrilico si rivela tale e scappa via, torna nel cesto delle orge indefinite, colorate e sbiadite, sintetiche di elastan. Ed io lì, immobile basita, a chiedermi perchè tanta pazienza, in fondo avevo caldo anche io.

Mi sento un calzino stordito, vedo l'altro piede nudo e provo disagio, scomodità.
Forse dovrei andarmene anche io nella cesta dell'inconsistente confusione oppure tornarmene nel cestello della lavatrice, aspettare lì, immobile, che magari fra un accappatoio ed una camicia di cotone lui compare, l'altro calzino, e mi fa cucù.

Oppure, forse dovrei starmene nel cassetto, appallottolato su me stesso, che da solo non mi faccio nè troppo caldo nè troppo freddo, in attesa dell'altro calzino, che magari nel frattempo s'è fatto il giro del mondo, ha visto l'Alaska ed il Nicaragua ed io qui, sotto l'Etna in mezzo al mare a sudare, a fantasticare di calzini sbiaditi e solitari.

Chissà se avremo lo stesso colore, poi, dopo tanto tempo separati, immersi fra bianchi, rossi e delicati; chissà se l'altro piede lo accetterà il calzino non pervenuto.
E chissà se l'altro calzino si sente smarrito, come me, o si sente libero e fortunato, figlio della terra e delle stelle, del sapone di marsiglia e del perborato di sodio.

Chissà chi è veramente perso dei due, chissà poi se non sono nata monocalzina, destinata ad appallottolarmi su me stessa, nel cassetto dei sogni infiniti, quelli smarriti, delusi e sbiaditi.

E intanto i miei piedi si parlano, confusi, e si raccontano storie di strade nuove, tutte da percorrere, di salite ripide da affrontare in solitudine, con dignitoso orgoglio, mostrando sempre il sorriso migliore, che non scoraggia mai nessuno, neppure il riflesso allo specchio.
Piedi che ogni tanto confabulano contro di me e che sussurrano soluzioni al vernel e coccolino per il mio cuore, che ormai s'è infeltrito, stropicciato e forse un po' strappato.
Solo che purtroppo non esiste il programma cuore nella lavatrice del mondo, esiste al massimo in seta e delicati e in quella sezione lì non c'è posto per lui, che si sente un po' un calzino sperduto e appallottolato su se stesso, confuso e silenzioso.


Chissà.

Pubblicato il 7/8/2014 alle 14.33 nella rubrica diario.

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